Guadagnare con Google Adsense?

Con questo paio di consigli con tutta probabilità non diventerete miliardari grazie a Google Adsense, ma se non altro potrete aggiustare il tiro nel caso aveste deciso di utilizzare questo tipo di sponsorizzazione nelle vostre pagine.

Da qualche tempo ospito infatti la pubblicità di Google qui su Fucinaweb, sul mio weblog personale e anche sulle foto delle mie vacanze.

Noto che la pubblicità, almeno qui in Italia, è più efficace se:

  • il sito che la ospita tratta di argomenti tra loro correlati, come ad esempio foto di vacanze e tecnologia web. Qui la pubblicità riesce a essere in tema e il riscontro è che aumentano i click da parte dei visitatori. Nel weblog personale, dove gli argomenti sono tra i più svariati, la pubblicità fa fatica a essere in tema con la singola pagina
  • il sito parla di argomenti di interesse generale piuttosto che specialistico. Nel caso specifico ho molto più riscontro quando parlo delle escursioni in montagna di quando tratto di standard web. Questo è probabilmente dovuto al numero di inserzionisti che coprono un determinato settore. Noto infatti che mentre per le foto delle vacanze la pubblicità riesce a essere in perfetto tema con i contenuti della pagina, in Fucinaweb le sponsorizzazioni lo sono solo alla lontana, parlando in qualche modo di siti web, ma non di usabilità, programmazione, web design e e accessibilità nello specifico (se non raramente)

Insomma, a prima vista per guadagnare di più con Google sembrerebbe bene parlare di argomenti da bar e di quello che si è fatto il weekend piuttosto che perdere le notti a scrivere trattati di scienza. Ma forse è solo l’inizio.

Usabilità per dispositivi mobile

Per chi fosse interessato ad approfondire le tematiche di design e usabilità per dispositivi portatili, come i cellulari, consiglio di provare la versione mobile di Gmail.

Vi si può accedere con un dispositivo portatile all’indirizzo http://m.gmail.com, ma anche le ultime versioni di Firefox sono in grado di visualizzare l’interfaccia, se volete limitarvi a curiosare.

E’ interessante notare come i tipi di Google abbiano adattato l’applicazione ai limiti dei dispositivi portatili, cioè display piccoli e tastiera limitata.

Prendiamo ad esempio la schermata di creazione di un nuovo messaggio.

Scrivere un nuovo messaggio in Gmail Mobile

Come potete vedere, l’interfaccia va subito al dunque. Per prima cosa è richiesto il mittente: cliccando “Add Recipients” sono visualizzati per primi i destinatati contattati più di frequente, così da aumentare la probabilità di averli subito presenti nella lista. Se invece vogliamo inviare il messaggio a qualcun altro, in fondo alla stessa schermata è comunque possibile compiere una ricerca.

Lista dei destinatari più frequenti

Tornando alla schermata di spedizione notate anche che la copia carbone e la copia carbone nascosta sono state spostate in fondo alla pagina, visto che sono funzioni usate di rado.

Anche l’organizzazione e visualizzazione dei messaggi tiene conto dei limiti del mezzo. Nel mio cellulare, ad esempio, ogni messaggio è suddiviso in più pagine che è possibile scorrere avanti e indietro. Ogni voce di menù è poi accessibile tenendo premuto un numero del tastierino, evitando quindi di scorrere la pagina nel diplay.

E’ presente inoltre la possibilità di personalizzare l’interfaccia grafica, in modo da privilegiare le operazioni compiute più di frequente.

Personalizzare l'interfaccia

L’esempio di Gmail mobile fa anche riflettere chi sostiene (io non sono tra questi) che accontentare dispositivi eterogenei sia solo una questione di applicare fogli di stile diversi. In realtà ci vuole molto di più: si tratta di ristudiare completamente non solo l’interfaccia, ma anche l’interazione dell’utente con l’interfaccia, oltre a trovare altre soluzioni per la visualizzazione dei contenuti.

Se dovete cimentarvi in questo tipo di progetti, Gmail mobile rappresenta un buon caso di studio.

Interfacce tolleranti

Se dovessi scegliere una funzionalità di Google Calendar che ho trovato particolarmente utile è quella chiamata Quick Add.

E’ cioè possibile aggiungere un evento al calendario senza doversi necessariamente posizionare sul giorno desiderato e inserire tutti i campi.

Google calendar

Google Calendar cerca infatti di analizzare il testo inserito in modalità Quick Add in modo da evincere se è presente un’indicazione di data e di luogo (o, come dice la pagina di aiuto di Google, “who, what, when and where”)

E’ stato portato all’estremo il concetto del pattern chiamato Forgiving Format, che suggerisce a chi progetta le interfacce di non realizzare form complicati con decine di campi, combo e check box con l’errata convinzione che imprigionare l’utente gli eviterà di commettere errori. Dei maestri (in negativo) in questo senso sono alcuni sviluppatori (tra cui, in passato, io stesso), che per evitare del lavoro in fase di validazione dell’input, giungono perfino a usare 3 combobox diverse per richedere una data.